venerdì 8 ottobre 2010

Riflessione personale - universale

Spesso ho scritto poesie sentimentali. D’altronde l’essere romantico è una caratteristica che dovrebbero scrivere sulla mia carta d’identità. Non so se è bene essere così. Di sicuro si soffre molto di più. Ma questo importa relativamente. Le sofferenze fanno pure bene, fanno crescere.
Un animo romantico, impulsivo come il mio, però, può anche far soffrire e creare difficoltà. Ci si sente quasi insicuri. Come se fosse la prima volta. Perché in questa dimensione indefinibile chiamata “Amore” decantata da poeti, scienziati, artisti, cineasti, ma che nessuno sa definire, io mi sento un ragazzino. Come se fossi sperduto in un bosco bellissimo ma troppo grande. Senza sentieri, senza remi. Forse con un’unica certezza: la paura della grandezza e della forza del mio animo…
Quando si incontrano poi, persone davvero speciali, che ti fanno crescere, che ti fanno pensare “Cazzo, quanto può essere bella la vita!!”, beh poi ci si sente in colpa.
L’amore può essere vissuto in vari modi. Non sempre un carattere come il mio può essere capace di interpretarlo nella migliore maniera. E più si va avanti, più ci si rende conto che si dovrebbe crescere, imparare dai propri sbagli. Ma, appunto, quando hai di fronte persone come tutte le altre, la cosa non ti colpisce. Quando, invece, si incontrano persone uniche, beh, verrebbe quasi voglia di cambiare la propria identità per poter dire: “se questo mio io non ti fa essere felice, allora fammi imparare da te qualcosa, dal tuo essere diversa da me, dal tuo essere più matura di me, dal tuo restarmi comunque amica”

IL RISCATTO

Hanno cercato di fabbricare il mio volto,
facendo accordi con l’astuzia del tempo.
Hanno pensato di creare la mia identità,
orchestrando input tecnologici e sociali.
Hanno provato a forgiare i miei sogni,
fornendo modelli e tappe come mete.
Hanno creduto di riuscire a fabbricarti,
in corpi vuoti, ignoti ed irraggiungibili.
Hanno ritenuto che l’emozione più vera
potesse essere riprodotta su uno schermo.
Poi ho visto il tuo volto ed i tuoi occhi,
e non ho più avuto bisogno di specchi.

L'AMICIZIA DI UNA STELLINA

Ogni sera, prima di andare a dormire,
veniva a trovarmi sempre una stellina
talmente luminosa da farmi abbagliare.
“Perché vieni da me?” Le chiedevo io.
“Per farti capire che luce nel mondo,
ancora c’è”. Alchè io replicavo:
“Posso raccontarti la mia favola?”
E lei ascoltava senza fiatare e capiva
che la mia anima doveva risvegliarsi.
Le dicevo “Sai, ho bisogno di una via,
per imparare ad essere un domatore
di questo cuore che non accetta ragione”
Mi diceva: “Impara da me a stare qui,
ho sofferto tanto anch’io in passato
la mia esperienza può farti capire”.
Il mio cuore diveniva tanto colmo,
ma la sua misura bruciava le tappe
e la mia mente perdeva la solita guerra.
“Abbiamo solo sbagliato il tempo,
il tempo della nostra venuta al mondo”
e, pronunciate queste parole, è andata via.
Mi diceva “Posso rimanerti accanto se vuoi”
Ma io, accecato, non ho capito la lezione:
il mio animo non credeva di esserne capace,
e l’ha portata sempre sempre più lontana da me.
Ora ogni sera mi domando dove si trovi,
e mi ripeto che sono io ad averla allontanata
poiché non sono riuscito a liberarmi da me stesso.
Ogni sera penso a quanto fossi privilegiato,
e che lotterò per essere nemico di me stesso
in modo da riavere l’amicizia di una stellina.

sabato 19 dicembre 2009

RITORNO(di sera si è migliori)

È stato forte il desiderio di partire, di visitare tutti gli angoli del cuore….

Carissimi, eccomi di nuovo tra di voi. Questa volta i post che seguiranno sono cinque e non tre come al solito. D’altronde sono quasi due anni che non scrivo su questo blog. Anche l’ultima volta che l’ho fatto, avevo addotto una motivazione per i miei lunghi silenzi.
Spesso ho pensato che la poesia esista solo nelle menti di alcuni esseri umani. Talvolta arrivo a credere che essi (chiamateli poeti, artisti, come volete) siano alieni dimenticati da un disco volante atterrato la notte dei tempi.
Poi rifletto meglio e penso al grande potere che ha la memoria. L’uomo è tale se non dimentica il passato. Anche la sofferenza può essere portatrice di umanità.
Quello che sono io oggi, ad esempio, lo devo a troppe persone. Ho incontrato angeli e diavoli. C’è chi mi ha dato oro e c’è chi invece mi ha gettato fango addosso. Eppure sento di ringraziare tutti.
In qualche modo ognuno di loro ha permesso di farmi capire chi sono.
Non si tratta certo di un cammino facile per nessuno di noi. Sembra come di essere tanti protagonisti di un racconto di cui non si conosce il narratore. Chi sarà costui? Sarà Dio? Sarà il Destino? Sarà il Caso? Ci sarà un progetto dietro a tutto questo?
Penso che spesso siamo stati presi da manie di grandezza. C’è chi vuole diventare narratore a tutti i costi anteponendo il destino personale a quello dell’umanità intera. Ma c’è anche chi, nel proprio piccolo, può causare enormi sofferenze…non c’è bisogno di diventare narratori per farlo.
I ricordi sono spesso una chiave. Perché anche chi ora imbraccia un fucile, anche chi vende i corpi della gente, anche chi fa della politica uno strumento di terrore, anche chi non ha paura a violentare menti troppo fragili…un tempo era innocente.
Certa gente forse possiede un’anima cieca e non riesce a guardarsi dentro. Purtroppo per loro quella strada verso il progetto iniziale è ormai smarrita. Ma se tutti avessimo la capacità di ricordare, di tornare bambini, di provare empatia, di vestirci di umiltà e semplicità: allora forse questa grande assente chiamata “poesia” si farà vedere di nuovo.
Io questa sera ho provato a farlo e mi sono ritrovato nei sentieri dell’utopia…………..

IL REGALO

Quando è stato il momento di partire
qualcuno da lassù ha gridato: “azione!”
dopo aver deciso chi fossero i miei angeli.
Ho ricordi sfocati di quel tempo fatato
quando ero innocente e non consapevole
di questo grande inganno creato dall’uomo.
Ogni tanto mi affaccio sulle vie smarrite
e osservo scene di un tempo irrecuperabile
dove mi ritorna il coro di voci indecifrabili.
Non mi hanno insegnato chi essere, che fare
perché grammatiche sicure non ce ne sono:
mi hanno affidato due ali per combattere.
Alcuni di loro adesso sono tornati a casa
ma anche dal blu mi osservano camminare
sperando che i loro sforzi vengano ripagati.
È difficile compiere questo viaggio talvolta,
perché le valigie che porto sono ingombranti
piene di perle raccolte su sentieri dimenticati.
Troppe volte ho creduto di poterle condividere
ma la miopia è stata una cattiva compagna
e ho rinnegato così i regali resi dal destino.
Il tempo è dilaniato dalla smania del progresso,
le gemme di ieri acquistano l’ilarità dell’oggi
ciò che vado vendendo trova pochi compratori.
Quante volte ho pensato di prendere un chiodo,
fissarmi davanti ad un muro e con un martello
dimenticare la croce e la delizia della mia anima.
Ma se osservo meglio negli angoli più nascosti,
scopro che nella semplicità ci si può ritrovare
per ricostruire insieme quel sogno ormai infranto.
Camminerò, seguendo ancora le vie meno battute,
chissà quali generi decoreranno questa grande scena
ma so che i titoli di coda saranno degni della regia.

MANCO FOSSI TRILUSSA

La notte scenne, la città se spegne
ma domani ricomincia la guerra,
e tutti se riscanneranno nuovamente.
Me so svegliato co l’amaro in bocca,
perché quella delicatezza me manca
e scopro che pure er caffè scarseggia .
Esco de corsa pe annà alle poste,
dove ce se accortella per la fila e
ce se dimentica de li problemi veri.
Me ne vado quindi a prenne il tram,
e me tocca vedè un carro de bestie
dove ognuno pensa a li cazzi sua.
Finalmente so arrivato alla Sani,
sì ma ce ne so quaranta davanti a me
e quanno affitto?? All’ora de pranzo.
Me piglio un tramezzino in stazione,
na folla anonima me sbatte contro:
de magnà c’hanno tutti troppa voglia.
Me strozzo perché è ora der convegno:
tutti co ste giacche, cravatte, camicie
pure er sorriso finto se leveranno la sera?
Me devo sbrigà che devo fa un colloquio,
ce sarà uno che ce piglierà tutti pe il culo
me voi dì na casa mia quanno me la faccio?
E finalmente se torna alla dolce dimora,
dove il tg me dice che tutto è na merda
e che la gente nun fa altro che odiasse.
Ammappa che macello che è sto monno,
quindi nun te sorprende se te dedico ste righe
prima de annamme a coricà dentro ar letto.
Conoscete m’ha fatto apprezzà sto manicomio
e anche se ora sei lontana e nun poi sentimme,
io dico ad arta voce “Buonanotte, sogni d’oro”.

LA GENTE COME ME

La gente come me è amica della sera
perché essa è meno usurata dall’uomo
e offre meno spazio alle grida diurne.
La gente come me guarda alle stelle
e capisce che esse sono irraggiungibili
perché disprezzano ciò che osservano.
La gente come me ama la semplicità,
poiché la ricchezza non è virtù materiale
ne un’immagine da esporre in vetrina.
La gente come me parla con se stessa,
evitando di consegnarsi a questo tempo
dove l’azione non bada alla conseguenza.
La gente come me non si maschera mai,
non costruisce un volto di falsi sorrisi,
non nasconde coltelli dietro la schiena.
La gente come me sa sorridere ancora,
per qualcosa che è un brillante castello
celato dalle sembianze di una capanna.
La gente come me sa ancora piangere,
di lacrime versate su di una singola vita,
o per il venir meno del sogno originale.
La gente come me non imparerà mai
che quelle strade perdute nell’oblio
fanno parte del programma di viaggio.
La gente come me si chiede dove vive,
essa vaga tra nuvole e pensieri di carta
lasciando che il corpo rimanga a terra.
La gente come me non sa come giocare,
nell’antica battaglia tra cuore e ragione,
perché la scelta le fu imposta da sempre.
La gente come me si permette di amare,
perchè le piace andare contro corrente
e ricostruire la favola a tutti comune.
La gente come me celebra i diversi,
eroi tramutati in pagliacci dal mondo,
e pensa meritino finalmente un brindisi.

VORREI

Vorrei osservarti durante l’aurora,
perdermi dunque nel tuo sorriso
e dimenticare la quotidiana guerra.
Vorrei la piuma di una nuova carezza,
un petalo che può divenire rifugio
da tutti i momenti di malinconia.
Vorrei ancora sfiorare le tue guance,
come se fossero composte di seta
per cercare di riavere me stesso.
Vorrei asciugarti ogni lacrima,
farti dimenticare cosa sia la tristezza
e mostrarti ciò che l’uomo ha smarrito.
Vorrei far tacere le mie domande
perché avevo trovato una risposta
a questo grande caos che ci circonda.
Vorrei vederti quando sarai nonna,
dirti che il tempo non passerà mai,
sciogliere i nodi che porterà la vita.
Vorrei nuovamente accompagnarti,
in modo che niente possa nuocerti
e darti l’idea che vivrai per sempre.

SARA' ANCORA NATALE

Ed è dunque di nuovo Natale, nonostante tutto;
malgrado un Dio sia motivo di nuove guerre
e in falsi simboli si veda la figura di un messia.
Ritrovo immagini in un tempo non lontano,
quando si cenava tutti intorno ad un camino
quando la vita concedeva finalmente una pausa.
Le emozioni di bambino decoravano il mondo,
come se fosse il più grande abete mai esistito
ed il confine tra realtà e favola veniva colmato.
In questi giorni mi è sembrato di vedere una luce,
il mio pensiero è tornato a voi, che ora siete lassù
ed un’aurora sta allietando questo grande freddo.
Il pensiero va, e ripercorre quelle serate incantate,
dove quegli angeli cementavano la nostra unità
e ci davano l’illusione che nulla sarebbe cambiato.
Ritorno a pensare alle accelerazioni del mio cuore,
prima di scartare ogni regalo, pur inconsapevole
che la fortuna più grande non era sotto l’albero.
Mi sembra di vedere quel palcoscenico decorato,
una marea di gente che indossava occhi sinceri
e quella scuola che diveniva un’isola incantata.
Ricordo quegli abiti cuciti, quelle recite in allegria,
la gioia rara di una semplice serata in compagnia,
la sensazione di far parte di una ignota melodia.
Non capivo perché quella musica finisse presto,
non sapevo dove si iniziasse davvero a recitare
e se di questo copione fossi complice anch’io.
A te che ora sei tra le nuvole vorrei dire grazie,
spero che anche nel blu avrai una tua televisione,
per poter seguire la funzione anche questa volta.
Vorrei assicurarti che sarai comunque presente,
anche se quella meraviglia ormai è un ricordo
ed il consumo ha ucciso l’anima di quei giorni.
Quest’anno non ci vedremo per farti il regalo,
ma noi alzeremo i calici verso quella cometa:
sono sicuro che ricambierai il nostro brindisi.
E dopo chiuderò gli occhi, e penserò a chi ero,
e saprò che ognuno di noi può trovare se stesso
se avrà il coraggio di ascoltare la propria anima.
Solo allora potremo ristabilire quell’antico patto,
e il globo non sarà più l’anticamera dell’inferno,
non ci saranno più diavoli e condannati a soffrire.
Siederemo quindi di fronte ad un tavolo imbandito,
le differenze arbitrarie potranno finalmente cadere
e quel posto a capo di tutti sarà di nuovo occupato.
Sarà ancora Natale………………….



………Buone Feste a tutti voi……………..

mercoledì 6 febbraio 2008

SIGNORI E SIGNORE, ECCOMI DI NUOVO TRA VOI….

Il sipario si riapre di nuovo. Sono pronto a ripresentarmi in tutte le mie sfaccettature, in tutti i miei lati. Chi mi conosce sa che sono un po’ difficile da capire come persona. Semplice e sofisticato. Allegro e serio. Profondo ma anche superficiale a volte. Razionale ma estremamente passionale se toccato nei sentimenti. Sereno ma basta un nulla che posso diventare triste. Estremamente amichevole ma eclissato a volte ed irreperibile. Perfezionista in tutto ma il mio nemico maggiore è sempre in agguato. Innamorato del romanticismo ma talvolta lo odio. Ammiro la ragione ma anche Aldus Huxley. Dico che le donne sono il male degli uomini ma poi mi innamoro di loro.
Nonostante tutto mi avete accettato così. Questa per me è la più bella poesia.

PROLOGO

Prima di presentarvi i tre post seguenti vorrei spendere due parole per altri membri che si sono aggiunti da Settembre alla comunità di Via Salaria e che nei ringraziamenti di quest’estate non ho citato.
Iniziamo da Francesca, una grande amica con cui sono entrato subito in sintonia e con cui condivido molti dei miei dispiaceri e gioie. Ha una pazienza inusitata. Sono contento perchè ha trovato una persona speciale che può renderla davvero felice.
Sento di spendere anche due parole per Nicola. Lo conosco da pochi mesi ma sembra una vita. Non abbiamo avuto difficoltà ad entrare subito in confidenza. E’ una di quelle persone di cui ci si può fidare ciecamente.
Un grazie anche ad Eleonora,ragazza molto solare e con doti organizzative veramente eccellenti. Anche lei ormai si è amalgamata con tutti noi.
Veniamo a ciò che troverete nei prossimi tre post.
Il primo è un contributo di uno dei miei migliori amici: Marco,meglio conosciuto come Marcone. Sono contento di averlo ospitato nel mio blog. Si tratta di una filastrocca che secondo me rende molto molto bene le nostre scene di vita quotidiana a Via Salaria.
Il secondo post invece è una mia “ballata” sulla pseudostoria avuta con Cristina. Chi mi conosce bene sa chi è costei. Si parla d’amore ma in maniera scherzosa. Chi frequenta questo blog sa che cerco di alleggerire un po’ il tono. Se proponessi sempre forme difficili o riflessioni serie voi vi addormentereste sul vostro PC. Oppure pensereste: “A Penny,ma fatte na risata”. Oppure direste: “Aho a Marco,me serve la Novalgina prima di leggere il tuo blog!”. La cosa che però non voglio mai perdere è il contenuto. La forma può essere pure giocosa ma non il contenuto. Insomma cerco sempre di comunicare qualcosa indipendentemente dal tono.
Infine il terzo post. Se nella riflessione dedicata a quella matta di Cristina si parla di un amore realizzato, passionale, concreto; qui si parla di un amore idealizzato, della sua forza, delle paure che provoca. Un amore più stilnovistico. Un amore non dato dall’attrazione fisica ma da un qualcosa d’inspiegabile,troppo bello anche per essere vissuto. Così come è inspiegabile il fatto che sia così difficile dire “ti voglio bene” ad una persona.
Dopo questi tre post il sipario si richiuderà ma solo per la fine di un altro atto. Che ci siano applausi o meno il mio inchino non vi sarà mai mai negato.

POESIA SOCIOLOGICA E COMUNICATIVA

Comunicazione o Sociologia,
l’importante è che tu ci sia.
Via Salaria o alla Caserma Sani
ma dove ho l’esame domani?
Dipartimento o all’aula portico
sapevo tutto, mi hanno messo un diciotto
e in amore mi va tutto storto.
Ho spesso fame
e da casa mi porto un panino con il salame.
Me lo mangio al terzo piano
dove ci sono le morbide poltrone,
però mi ci siedo sempre solo, come un coglione.

SCUSA SE NON TI CHIAMO AMORE

Ricordo quella sera di Marzo al “Maggiolino”,
ti conobbi e misi le chiavi nel tuo borsellino,
poi Marcone mi disse che mi trovavi carino.
Uscimmo ancora un’altra sera insieme,
con Valentina,una delle tue amiche sceme
e Stefano,che certo non brillava di speme!!
“Vale,un bicchier d’acqua che vuoi che sia?”
“Pennino,ho una pancia che mi si porta via!”
“Ma sta zitta che già ce soffri de anoressia!”
Stefano ha rallegrato invece quella serata,
tra uno scherzo ed un sorso di aranciata,
vediamo se mo ne dice un’altra di cazzata!
Ogni volta dovevo venire fino a Mentana,
e pure tre volte ogni sacrosanta settimana
ma per la benzina mi hai mai dato la grana?
Ogni volta bevevi e così ne dicevi di balle,
ed io ti dovevo portare sempre sulle spalle,
pensando: a Cristina,m’hai rotto le palle!
In ogni messaggio la tua assurda gelosia,
facevi domande come un agente della CIA,
forse in te già albergava il tarlo della pazzia!
Attorno a te sempre una fiumana di gente,
forse dovevi tenere le gambe più coperte,
lo diceva sempre anche il saggio Patente.
Eri una ragazzina come nei libri di Moccia,
mannaccia a te: m’hai fatto litigà co Coccia,
per la tua grande voglia di creare bisboccia.
Ti ho regalato forse troppo del mio amore,
assurdo per una ragazza dal nullo valore
e tu mi hai ripagato con il mio malumore.
Cristina,che fossi bella lo sa pure un mulo,
ma una cosa te la devo assolutamente dire:
perché non provvedi ad annattene a fan….?

IN UN SECONDO

Come un regalo del cielo più puro,
i tuoi occhi hanno scoperto il bambino
che cerco sempre di nascondere in me.
In un secondo ho ritrovato l’infanzia,
emersa dalla melodia della tua voce
e mi ricostituivo mentre mi salvavi.
Sere d’estate, ambienti e mari sublimi,
sensazioni immense, proiezioni d’inconscio
in un secondo le ho riconosciute in te.
Se sto con te il mondo muta in commedia,
le guerre, i delitti, la tristezza, la fame,
non possono esistere nel posto dove vivi tu.
Non sai quanto ti abbia sognata,
vagando per i sentieri dell’utopia
che l’esperienza ha coperto di polvere.
Vorrei accarezzare il tuo viso perfetto,
per riallacciarmi con ciò che ero e che sarò
e riuscire infine a mostrarmi a me stesso.
I tuoi capelli sono da contare uno ad uno,
loderò gli angeli per la tua acconciatura,
perché sono loro che ti hanno inviata da me.
Il tuo sorriso è un messaggio celeste
perché mi fa venir voglia di essere migliore
affinché io possa davvero meritare il volo.
La tua meraviglia esteriore è un velo,
che contiene gentilezza e fascino insieme
decorati da semplicità e delicatezza.
L’industria culturale non può far niente,
non è più abile a creare ancora i miei sogni,
la bellezza del parlare con te è irriproducibile.
Adoro il modo con il quale mi guardi,
che io involontariamente non riproduco
per evitare di porgerti la mia fragilità.
Mi incanti perché non mi neghi mai il saluto,
nonostante io faccia di tutto per ignorarti,
frenato da qualcosa di grande ed indefinibile.
Adoro quando la tua voce mi sorprende,
facendomi entrare in un riparo dal mondo,
annullando la differenza tra anima e corpo.
Sei la meta più ambita tra i miei desideri,
una forza immensa mi propone di lottare,
ma la tua luce rende impotente il guerriero.
E trascrivo allora i miei pensieri su carta,
perché è più facile dirti con la penna che tu
in un secondo hai definito la mia felicità.

mercoledì 24 ottobre 2007

CHI SI RIVEDE……


Uuuuuh, ariecco u scienziato!! Innanzitutto scusate di cuore,carissimi compari miei!! Sono passati più di due mesi da quando ho aggiornato il blog l’ultima volta. Qualcuno di voi dirà: sono stato così bene questi due mesi, ora ecco di nuovo questo! Era Agosto quando ho scritto l’ultimo post e faceva un caldo tremendo, ora invece sembra di stare nella bufera…vabbè capita,amici cari! Mi ha fatto piacere rivedere tutti voi dopo l’estate…anche se devo dire che la sala lettura di via salaria ormai è diventata una sala da thè. Se almeno ce ne fosse uno sano già sarebbe qualcosa,invece sembra il reparto speciale del CIM….e vabbè! Ad Agosto mi ero reso conto che il blog aveva raggiunto il grado nullo di comunicazione, soprattutto nei giochetti per indovinare i nostri cari ospiti! Ragion per cui ho deciso di eliminare almeno questa rubrica. Ora questo spazio sarà dedicato in maniera più decisa alla poesia. Vedremo se continuare i racconti dei miei “Esperimenti sociologici” o no….sicuramente quella che rimarrà sarà la rubrica “Ospiti illustri” che per ora annovera solo il nome di Eugenio Montale.
Ma un’altra ragione,miei folli amici, mi ha tenuto lontano da questi pixel:mi sono chiesto a cosa serva scrivere poesie. Vedo il mondo tingersi di grigio, la vita adulta dispiegarsi davanti a me,le piccole realtà quotidiane che assaporo ogni giorno: è tutto molto molto distante dalle illusioni, dalle nobiltà dei sentimenti, dai sogni. Tutto è concreto, tutto è svelto,tutto è un fatto. Non c’è più tempo per l’astrattezza, la riflessione, la parola. Si corteggia ancora con il fascino delle parole? Non credo, miei illusi amici.
Però, nonostante tutto, di seguito troverete tre delle mie riflessioni. Appartengono a momenti diversi.
E quindi, alla fine, ho deciso di rimettermi davanti al mio computer. Questo grazie a voi,amici miei.

VERSO L’ AMORE

Seduto qui su questo divano in disparte
è tempo di riflettere anche se non sembra.
Vedo tutti parlare,ridere e scherzare
come ho fatto io con te fino ad ora.
Ti osservo mentre sorridi e ti muovi,
sembra che tu appartenga ad un mondo
dove peccato e volgarità non esistono.
Immagino che gli angeli ti abbiano creata,
e poi ti abbiano spedita accanto a me
perché conoscessi la sensazione del volo.
Mentre ti guardo conosco la diversità,
diversità evidente tra passato e presente
ma lo è ancora di più tra parole e fatti.
Amore, per me sinonimo di avventure,
un momento magico da sottrarre al tempo
ma forse solo ora ne conosco il significato.
Ti guardo e penso ai giorni a venire,
il tuo viso non sarà il ricordo di questa sera,
e il tuo ammaliante profumo sarà la mia aria.
Sollevo lo sguardo ed incontro i tuoi occhi,
rispondo al tuo sorriso: mi alzo di scatto,
ho deciso di provare finalmente il vero amore.

LA SCOMPARSA DELLA LUNA

Forse è perché oramai è stanca
di illuminare il cielo ogni notte
che tu stasera non sei con me.
Si uccide la dignità dell’uomo,
si annullano i valori della civiltà
ed era in alto a ricordare la verità.
Risuonano le urla di una donna,
che darà un figlio dal dolore
ma lei era sempre lì immancabile.
Nonostante il declino dello spirito,
lei custodisce ancora la semplicità
e un pozzo di immagini per i romantici.
La voglia di successo ed il denaro
sono i suoi principali nemici
talvolta troppo forti da combattere.
Anche l’amore ha scelto il calcolo,
la solidarietà è in esilio dal mondo
e assistiamo alla sua scomparsa.
Cerco di ritrovare il suo messaggio
tra i tetti rovinati di questo paese,
nostalgia di una storia ormai svanita.
Immerso nel verde di un giardino,
penso agli amanti che ha ospitato
e sembra di vedere tutto più puro.
Così come lo è questa chiesa antica,
il chiostro di colonne doriche,
e la fontana sgorgante al centro.
Pare di ascoltare la timidezza,
di coloro che furono qui in passato
a cercare di leggere negli occhi altrui.
Io ti vedo e mi sento trasumanare,
permetto al mio amore di esprimersi,
mentre il cuore è ormai sulle labbra.
E mentre perdo il senso di me stesso,
ascoltando il sapore della tua dolcezza,
penso che la luna sia ricomparsa. Per noi.

ANGELO

Un quarto di secolo io, quasi uno tu
che hai reso rosa i pomeriggi d’infanzia
e mi chiedevo dove nascondessi le ali.
Pelle e mani sono quasi buccia d’arancia,
pochi denti e capelli ma un cuore immenso
ti chiamo “nonna” anche se sei un angelo.
Crescevo e mi chiedevo per quanto tempo
lo scorrere degli anni avrebbe permesso
di godere ancora della tua compagnia.
Ricordi i silenziosi pranzi dopo la scuola,
passati a vedere i tuoi programmi preferiti
mentre io e Luca non volevamo crescere?
Ricordo la tua premura ed il tuo affetto
un pasto caldo pronto sempre per noi
che ci impegnavamo a farti arrabbiare.
Talvolta ti chiudevi in cucina a mangiare,
perché volevi parlassimo delle cose nostre
ma era bello quando pranzavi con noi.
Sono cresciuto, figlio di quei momenti
ora, forse, non ci vediamo più molto
ma solo il cuore è custode del vero affetto.
Spesso, nonna, sogno una grande utopia:
non sarebbe bello se vivessimo al contrario
e che tu tornassi giovane, allegra e vivace?
Noi diventeremmo pian piano più piccoli,
e, alla fine dello spettacolo, ai saluti finali
tu guarderesti di nuovo con serenità al futuro.

venerdì 3 agosto 2007

PAUSA ESTIVA E RINGRAZIAMENTI

Ed eccoci arrivati alle tanto agognate vacanze!!Domani, ore 6, mi aspetta la Salerno-Reggio Calabria che condurrà me, Paolo e Fabrizio dalla nostra cara Elvira a Corigliano Calabro!
Da un lato sono molto contento di partire, dall’altro però mi mancheranno molto tante cose!! Non riaggiornerò il blog prima di fine agosto-inizio settembre percui vorei farvi un saluto ed esprimervi tutta la mia gratitudine per questi 5 mesi trascorsi insieme all’ormai storico indirizzo:via Salaria 113.
Grazie a Rosa, Lucia per i pranzi consumati davanti alla mitica vaschetta con i pesci e per la loro solarità anche nei momenti di estremo caos. Un grazie particolare a Valentina,con la quale oltre ai pranzi, ho condiviso molte discussioni che mi hanno dimostrato la grandezza e la sensibilità del suo animo.
Grazie ad Eliana per la sua allegria, grazie all’altra mitica Valentina (la nostra panterona) che mi ha fatto ridere più volte a crepapelle con le sue battute allietando i pomeriggi passati sui libri. Un ringraziamento va anche al Tessitore, con cui abbiamo progettato tante di quelle azioni da compiere…aspettate e vedrete!!
Grazie a Veronica…mi mancano già tanto le nostre litigate,le cene a casa sua,le nostre chiacchierate in macchina. Grazie ad Amata e Giada, due ragazze speciali, sempre solari che mi hanno fatto divertire troppo. Grazie ad Emanuele per le nostre amene discussioni e per le sue battute che mi hanno permesso di dimenticare tanti momenti di tristezza o malinconia. Grazie al grande Sorrentaus, che mi ha insegnato tante cose, molto più di quanto lui se ne renda conto!! Grazie all’esimio Paolo Duff…mi ricorderò sempre della serata della cover di Rino Gaetano…ammazza come si scatenava in pista…all’univ tutto tranquillo,ma lì!!!
Un ringraziamento particolare va ad Alberto, Andrea ed Emiliano…i veterani di Via Salaria. Sono stati con me fino al giorno della chiusura…Le risate con i filmini di Emiliano! E gli scherzetti di Alberto dove li mettiamo?? Un grazie di cuore ad Andrea per la sua compagnia…unico ragazzo sano in mezzo ad una gabbia di matti…e grande frequentatore di questo blog!!
Ma come non poter ringraziare Paolone e Silvia?? Ho apprezzato molto i discorsi fatti sulla letteratura, su De Andrè, sul cinema…e soprattutto le mitiche uscite di Paolone che mi facevano letteralmente scompisciare!
E naturalmente come non citare due dei miei migliori amici: Coccia e Marcone!! Vederli ogni giorno anche a Via Salaria mi ha aiutato molto ad essere più sereno!
Grazie al mitico Marco Siae, che però veniva sempre alle 19!!! Un saluto anche a Fabiola...non dovrei ringraziarla xkè ci siamo menati più volte ma oggi mi sento buono!!!!
Ed eccoli finalmente!! Li ho lasciati x ultimi xkè a loro va il mio ringraziamento più forte!!! Parlo di Vincenzino,Carlo e Giuseppe!! Senza di loro via Salaria non sarebbe via Salaria!! Senza di loro non mi sveglierei tutte le mattine con la smania di prendere il tram….per loro tre non ho parole…non si possono descrivere…posso solo dire:GRAZIE,GRAZIE,GRAZIE!!!!!
In mezzo a tutti questi ringraziamenti ho un rimprovero da fare! Tale rimprovero va a Fabiana. Stella mia, se mi ti metti accanto mentre studio Barbano, io poi faccio carte 48! Non ce capisco più nulla…percui la prossima volta fai la brava,mettiti almeno 2 sedie dopo…HHHHHO!! MaRONNA ICORONETA!!!

Ragazzi,grazie ancora di tutto, via Salaria per me è stata una seconda famiglia…ci rivediamo a settembre!

NON DIMENTICATEMIIIIIIIIIIIIIIIIIII!!!!!

domenica 22 luglio 2007

Articolo importante

L’autore dello sconosciuto blog lancia un appello ai rapitori

Penny: “Liberate Cavallaro”

Altri 3 post per liberare l’ostaggio. Ma c’è chi parla di messinscena.

Occhiali scuri ed occhi tristi. Così si presenta Penny all’esame tenuto da Aldo e Giuseppe. Si potrebbe pensare che abbia studiato tutta la notte. Non è così però. E’, invece, estremamente teso per la sorte del suo professore e amico, Renato Cavallaro, rapito due settimane fa da Vincenzino, Carlo e Giuseppe il bidello. Si sente in colpa. I rapitori infatti hanno compiuto il loro insano gesto perché Penny non si decideva ad aggiornare da un mese il suo blog: http://isentieridellutopia.blogspot.com.
Il Maestro (così si fa chiamare Carlo nella sua cerchia), ha sfasciato una finestra dell’ appartamento del blogger lanciando un sasso in una busta di plastica in cui c’era anche un foglietto. C’era scritto: “O aggiorni il blog oppure rapiamo Renato”. Poi una riga più sotto: “E scrivilo con la tastiera tua”. Messaggio che ha fatto identificare il primo dei banditi.
Due giorni dopo le intercettazioni telefoniche hanno rivelato i complici del maestro. Giuseppe il bidello ha ricevuto una telefonata da Vincenzino che diceva: “Carissimo compare mio, ma tu lo conosci lui?”. L’interlocutore avrebbe risposto: “eh, ma eh, ma lui chi?”, quindi di nuovo Vincenzino:” Come chi? Carlo! E’ lui che ha organizzato tutto!”. Queste infine le ultime secche parole del bidello della facoltà:” Uuuuuhhh, u scienziato!! Tutt’isso fa!! Cantante, Nobèl e mo pure u rapitore!! Eh,ma eh, ma tirammo a campà va!”
Saputo tutto, Penny ha deciso di mettere tre nuovi post nel suo blog. Li troverete subito dopo quest’articolo. Riguardano le tre rubriche da lui curate.
L’autore di “I sentieri dell’utopia” ieri avrebbe detto al termine dell’esame: “Aldo, devo andare a casa. Se puoi scrivi sul tuo giornale il mio appello. Incito i rapitori a liberare il tuo collega, nonché mio grande professore. Ti do la delega. Oggi scriverò i miei nuovi tre post. Confido nella sensibilità di Vincenzino.”
Poi ha aggiunto: “Ringrazia il tuo assistente per il 28, dato che non sapevo nulla” .
Ieri sera è arrivato un video in redazione. C’era Cavallaro in primo piano che diceva: “Mmmmhhhh, beh, tiratemi fuori perchè io qua con sti pazzi non ci sto piùhhh…”. Poi un improvviso scatto: “E ai miei studenti voglio dire che chi non capisce la domanda all’esame: DODICI PUNTI IN MENO!! VA BENE?”
I rapitori hanno poi dimenticato di spegnere la telecamera. Sullo sfondo si vedeva il Maestro che gesticolava in maniera folle gridando: “Non me chiamate più!!”, Giuseppe che rideva a crepapelle con Vincenzino, e il prof Cavallaro con gli occhi spiritati che guardando nel vuoto diceva :”beh, ora chiamo Penny, e gli dico che è andato tutto lisciohhh…mmmhhh…beh,poi andiamo tutti e 5 in discotecahhh!!”….
Che sia tuta una messinscena organizzata da Penny per fare pubblicità al suo sito??